Quirinale: Amato o Mattarella? … e se fosse D’Alema?

E’ lui l’uomo (uomo… si fa per dire). E’ lui che ci vuole al Quirinale. Massimo D’Alema. Il leader maximo. Chi altri, se non lui, dobbiamo ringraziare per l’Italia di oggi? Berlusconi al governo per quasi vent’anni. Renzi, un clone di Berlusconi, che gli ha preso il posto, sta al timone del Pd, il partito in cui è confluito l’ex PCI. La sinistra, questa brutta parola, finalmente distrutta. La destra, da picchiatrice ed eversiva a farsa in mano a un clown bavoso che racconta barzellette sconce e fa il bunga bunga. La Lega, una “costola della sinistra”, come l’aveva definita il leader maximo, ancora a furoreggiare al nord con un intellettuale di grande finezza come Salvini. Un governo sempre più destra-centro-sinistra, bipartisan, come ha sempre voluto lui, il Massimo, che nelle coalizioni avrebbe tirato dentro tutti, fino alla bocciofila di Gallipoli. E’ il politico bipartisan e al di sopra di ogni parte per eccellenza: nemmeno quando era a capo del PCI riusciva a dire una cosa di sinistra (Moretti docet)! Lui è riuscito a svuotare di ogni contenuto la sinistra, come leader di partito. Ma come presidente del Consiglio (che poi si è suicidato, dimettendosi: riesce anche ad autoannullarsi), e come ministro, si è circondato degli uomini migliori e ha fatto in punta di piedi cose notevoli – di cui gli elettori non si sono accorti: a lui non piace farsi pubblicità, lodarsi. E’, per natura, uomo delle istituzioni, è lì che sa produrre grandi cose: sa far funzionare la contorta macchina repubblicana. E’ lui lo stratega che anni fa ha disegnato questa Italia (involontariamente, che non è consapevole di quel che fa). Solo lui può riuscire a incartarla ancora di più, oggi, questa Italia, solo lui è in grado di gestire l’ingestibile e riuscire a renderlo ancora più incomprensibile ma… forse funzionante. Lui è lo stratega massimo. Lui è capace dell’inimmaginabile. E’ adorato ancora dai militanti più veterocomunisti, che lo considerano la mente più fine che ci sia mai stata a sinistra. Piace anche a Berlusconi e alla destra. Le burocrazie tutte se non lo amano lo rispettano. Gli elettori tutti, di sinistra, centro, destra lo detestano cordialmente… se non lo odiano e non lo considerano un mentecatto. Ecco perché ci vuole lui alla guida dell’Italia, ecco perché è lui che più di ogni altro la rappresenta: ci vuole una catarsi! Questo popolo bue incline solo all’autodileggio e all’autodiffamazione, che passa il tempo a dire che i politici son tutti ladri e mafiosi, e che l’Italia è un paese di corrotti, ha bisogno di un uomo che lo guardi in faccia con il saccente sarcasmo di D’Alema, e che con una smorfia gli risponda: “ma stai zitto, che tu sei come noi politici, se non peggio!”. Ci vuole un uomo antipatico, scontroso, eternamente corrucciato, maledettamente serio, a guidare questa massa di ipocriti cittadini italiani che vorrebbero solo spassarsela (legalmente ma anche no) spargendo fango su tutti. E’ lui l’uomo. Lui solo può prendere in mano la matassa italiana, questo giocattolo che lui per primo ha contribuito a creare, e riuscire a renderla ancora più ingarbugliata fino a… svolgerla! Con lui c’è una chance. Gli altri candidati (li avete visti?) sono dei nani al confronto, sarebbero travolti dall’ingranaggio. Lui parla il linguaggio della burocrazia, delle coalizioni senza senso, del bipartisan, del “io sto contro di te ma anche con te”, lui è riuscito a camminare a braccetto con leader di Hezbollah facendosi odiare ancora oggi dagli ebrei sionisti, pur dichiarandosi equidistante, lui è il il demiurgo insuperabile, che con una sola espressione del suo viso distrugge castelli di parole come un domino. Lui è, incredibile a dirsi, il miglior candidato a Presidente della Repubblica. Credetemi. Lorenzo Galbiati.

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Sono ironico o serio? Non lo so nemmeno io. Direi tutte e due. Penso il peggio possibile di D’Alema. Il peggior leader che la sinistra abbia avuto, e senza rivali. Chi gli si avvicina (ma da lontano), come Fassino, era un suo prodotto. E’ il principale responsabile della rovina della sinistra in Italia (benché non il solo, e non da solo). Ma sarei curioso di vederlo al Quirinale. Vorrei non vedere Amato. Forse  preferirei Mattarella a D’Alema, e tra i non papabili gli preferirei mille volte Rodotà, Caselli, la Boldrini pure… una infinità di nomi. Ma tra i nomi che sento circolare non c’è nessuno che preferirei in modo certo a D’Alema, ed è da questa situazione, da questa mia sensazione di disperazione, che è scaturito questo articolo. LG

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