Le emozioni: un’analisi del film Will Hunting

Le emozioni. Una mia riflessione su alcune scene del film Will Hunting con Matt Damon e Robin Williams. Ho visto e rivisto quel film, uno dei miei preferiti, perché descrive molto bene i meccanismi delle emozioni. Una prima scena, che vorrei interpretare, è quella in cui Will è con la sua ragazza. La potete vedere qui.  Lei vuole partire con lui per la California, gli fa una proposta d’amore. Will si difende, ha paura, le dice se è sicura, le chiede se poi lo abbandonerà. Lei gli dice che lui si nasconde vivendo nel suo mondo, e ha paura di cambiare. Lui allora si arrabbia. Will è orfano, ed è stato picchiato dal padre adottivo fino a spegnergli le sigarette addosso e ad accoltellarlo; si inventa di avere una dozzina di fratelli per nascondere la sua condizione familiare. Lei è una studentessa di Harvard, di buona famiglia e Will le rinfaccia i suoi soldi e di essere una chic che si vuol fare una sveltina con uno dei bassifondi, e in questo modo dimostra la sua scarsa autostima, che proietta su di lei. Le si sente incompresa, non vista, e reagisce con una sana rabbia per affermare se stessa, senza giudicarlo. Poi si propone di nuovo in positivo, le dice che lo ama, pur avendo paura, lo invita ad affrontare la sua paura, che invece lui non vuole ammettere. Gli dice di mettersi in gioco, di non mentirle sulla sua famiglia. Allora lui subito si blocca. Poi le dice con rabbia crescente che lei non vuole sentire la verità, non vuole sapere che è orfano e che il padre adottivo lo picchiava, che il taglio che ha sulla pancia non è per l’appendicite ma perché è stato accoltellato dal genitore. Glielo dice con rabbia, perché non è capace di prendere contatto con la sofferenza che questo gli provoca. Perché si vergogna e teme di essere giudicato male, come se fossero colpa sua le violenze che ha subito. Glielo dice con rabbia, dicendole di non prenderlo per il culo, per scacciare la paura e non sentire la sofferenza. Lei come reagisce? Avrebbe potuto reagire in modo ego-centrato con rabbia: “hei, non prendertela con me, io non c’entro!”; e lui si sarebbe sentito rifiutato e sarebbe fuggito. Oppure lei avrebbe potuto reagire in modo ego-centrato con la paura: “non urlare, sei pazzo? cosa vuoi farmi? vattene via, mi fai paura!”; e lui se ne sarebbe andato perché rifiutato. Ma lei non è egocentrata, forse ha paura, ma resta nella relazione, gli si avvicina e gli dice: “questo io non lo sapevo” e inizia a piangere perché sente la sofferenza di Will… lei è empatica, che dono gli sta facendo. Ma Will è ancora tutto centrato sulla rabbia, non le crede, le sue energie sono tutte sulle sue resistenze, ha costruito una torre intorno a sé per difendersi dalla sofferenza dei suoi traumi e non si fida di lei, e allora reagisce con più rabbia, dà un pugno contro il muro quando lei gli si pone di fronte, ma lei non si impaurisce, piange, e continua sul canale emotivo dell’empatia, le dice “Ti amo”, lei fa di tutto per sbloccarlo, ma lui, allora, freddo, le risponde: “Io non ti amo” e se ne va. Will rifiuta il canale cinestesico, e resta bloccato, le sue uniche energie sono sul difendersi dalle emozioni, gli unici suoi canali aperti sono la razionalità e la rabbia, con la quale respinge sia la paura sia la tristezza e quindi non vive la fiducia, non si apre, non si mostra vulnerabile, con condivide la sofferenza. Rifiuta l’intimità. Ecco quel che ci vedo io. Una scena davvero commovente, e non è l’unica. Lorenzo Galbiati

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