Il Grande gioco

The-big-game-212x300(di Alberto Savioli) La brutalità dello Stato Islamico, a molti sembra non lasciare alternative, meglio Asad. Ma è la sola alternativa posta tra due regimi totalitari di diversa natura a essere sbagliata. L’articolo mira a mettere in risalto l’ambigua politica estera e interna degli Asad, attraverso l’analisi di alcuni fatti a cominciare dall’Iraq, per passare al Libano e infine alla Siria. La politica siriana degli ultimi dieci anni si è mossa tra gestione del fondamentalismo religioso, assassinii mirati e riabilitazione agli occhi dell’occidente. Alla luce di quanto sta accadendo il Grande gioco di Asad non è cosa nuova. Chi pretende di fare della tragedia siriana una lotta ideologica, spesso non conosce la storia; la creazione e gestione del fondamentalismo è pratica nota al regime, è la carta di un Grande gioco già utilizzata in passato per riaccreditarsi agli occhi degli Stati Uniti e dell’occidente.

L’Iraq.
La guerra anglo-americana contro l’Iraq di Saddam Hussein ha causato la destabilizzazione dell’intera struttura statale irachena, senza riuscire a crearne una nuova altrettanto stabile. Molti elementi salafiti siriani hanno cominciato allora ad organizzarsi per andare a combattere l’esercito di George W. Bush (presidente degli Stati Uniti dal 2001 al 2009) e il nuovo governo iracheno, in una lotta percepita come guerra di liberazione dall’invasore straniero. Il regime siriano ha favorito il movimento di questi gruppi estremisti verso l’Iraq, sia per allontanarli dalla Siria, sia per “impantanare” gli americani in quel paese con una guerra lunga; la Siria infatti sembrava essere il secondo paese ad essere minacciato da un intervento americano… (per leggere l’articolo intero clicca qui).

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