Tutti con lo Stato islamico

S-Flames-of-War-Propaganda-Video-02-600x320(di Alberto Savioli – da SiriaLibano). Dall’inizio dei bombardamenti americani in Siria contro le postazioni dello Stato islamico, il primo vero risultato ottenuto dagli Stati Uniti è stato quello di staccare quei gruppi di matrice salafita che combattevano nella coalizione dei ribelli contro lo stesso Stato islamico. Inoltre, di acuire la percezione in molti elementi della popolazione sunnita, di essere vittima di un attacco congiunto occidentale e sciita.

Un’azione contro il diffondersi dello Stato islamico (Is) tra Iraq e Siria era sicuramente necessaria, dopo che per più di un anno gli americani lo avevano osservato crescere senza fare nulla per impedirlo. Tuttavia l’errore è di credere che l’Is sia solo un accentratore di elementi qaidisti e jihadisti. Come dimostra la presa di Mosul (Iraq) e gli scontri nella provincia di Ninawa (Mosul), accanto all’Isis c’era l’Esercito dell’Ordine degli uomini di Naqshbandi, che ha legami con ex dirigenti del partito Baath di Saddam Hussein (in particolare Izzat Ibrahim al Duri, ex vicepresidente).

Lo Stato islamico è percepito da molti elementi sunniti combattenti come una possibilità di rivalsa dopo anni di dominio politico sciita in Siria e Iraq. La Coalizione che raggruppa diverse sigle ribelli ha cominciato dallo scorso dicembre una lotta serrata all’Is, che l’ha portata a decimarsi dovendo combattere su due fronti: il regime siriano e lo Stato islamico che allora si chiamava Isis (Stato Islamico dell’Iraq e del Levante). All’interno di questa coalizione c’erano anche dei gruppi di ispirazione qaidista e salafita come Jabhat an Nusra e Ahrar ash Sham, che avevano partecipato alla presa di Raqqa, salvo poi essere cacciati dalla città all’avvento dell’Isis.

I recenti bombardamenti degli Usa hanno preso di mira anche questi due gruppi che combattevano contro lo Stato islamico soprattutto nella zona di Idlib. Il primo risultato è stato che la Nusra avrebbe detto di essere pronta a combattere assieme all’Is. In un secondo momento una dichiarazione congiunta di Ahrar ash Sham (assieme alla Liwa at Tawhid, Liwa al Haq, Ajnad ash Sham e i Curdi del Fronte islamico) ha condannato gli attacchi della coalizione occidentale e dei paesi del Golfo, che hanno colpito molti civili (il primo giorno di bombardamenti sono morte quasi 100 persone, tra cui molti bambini).

Questo senso di frustrazione della popolazione siriana è aumentato con i continui bombardamenti dell’aviazione di Assad; giornalmente arrivano documentazioni video degli attacchi (1, 2, 3) e testimonianze fotografiche dei civili uccisi, è impressionante l’alto numero di bambini tra queste vittime. E nel silenzio generale, mentre il mondo è concentrato sulla fobia dello Stato islamico, il raìs siriano indisturbato utilizza armi contenenti sostanze chimiche – da poco si è registrato un attacco ad Adra (video) a nord-est di Damasco.

Dopo i bombardamenti americani che hanno causato vittime civili, sono avvenute manifestazioni di protesta contro la coalizione occidentale e Obama, e sono state bruciate bandiere americane, come a Daraa, Hula, Hama, Maarrat an Nouman (1, 2) e Idlib (1, 2). Gli slogan erano tutti contro la coalizione e a favore di Jabhata an Nusra, Ahrar ash Sham e naturalmente dello Stato islamico. A Idlib, modificando uno slogan della rivoluzione siriana, la gente urlava “il popolo è unito con lo Stato Islamico”, “col sangue e l’anima ci sacrifichiamo per lo Stato (Is)”, “col sangue e con l’anima ci sacrifichiamo per al Baghdadi (il Califfo dell’Is), “Jabhat an Nusra, nulla può rimuovere il tuo amore dai nostri cuori”.

Nel frattempo in Libano, nel campo profughi siriano di Arsal, sono state arrestate 448 persone, donne e bambini sono stati fatti sfollare ed è stato appiccato il fuoco a molte tende (1, 2, 3). Va ricordato che il Libano è un Paese con grande percentuale della popolazione cristiana e che il luogo dove è sorto il campo profughi, Arsal, si trova nella valle della Beqaa controllata di fatto dalle milizie sciite di Hezbollah. Questo contenso, assieme ai fatti precedenti, induce queste persone scappate dai bombardamenti del regime siriano e rifugiatisi in un’area sciita di un paese con un’alta percentuale di cristiani, ad avere l’idea di essere “vittime confessionali”. E infatti sono state organizzate manifestazioni in cui ad Arsal lo slogan principale era “il popolo vuole lo Stato islamico” e in altre zone del Libano sventolava la bandiera nera dello “Stato”, come a Tripoli.

Al momento la guerra contro l’Is avrà indebolito le sue forze militari ma sta radicando la sua ideologia nei cuori della gente. Se l’America vorrà sconfiggerlo veramente dovrà gestire in modo equo il conflitto siriano sostenendo quelle forze sunnite che chiedono la caduta di Assad ma non sono permeate da elementi estremisti e confessionali. In caso contrario Obama si deve preparare a spegnere altri fuochi, per primo il fuoco libanese che cova sotto le ceneri.

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