Con gli occhi dei bambini di Idna

E’ ormai uno dei miei ultimi giorni di visita in Palestina quando salgo sull’”acropoli” di Idna. Per chi non è un archeologo potrebbe sembrare una normale collinetta dalla sommità piatta con il ripetitore per i cellulari. Ma per terra è pieno di ceramica antica e la polvere è quella sottilissima che è presente solo nei siti archeologici…

A Idna un gruppo di bambini gioca a pallone…vogliono parlare con me, chiedono chi sono, cosa faccio. Dico che sono italiana e loro iniziano ad elencare tutti i nomi delle squadre di calcio: li sanno meglio di me…ma poi spiegano che non vogliono fare i calciatori, che è meglio fare il medico, “così puoi curare le persone e andare a studiare in Europa” afferma uno di loro. “Ma devi essere molto  bravo a scuola per fare il medico” dice un’altro.

Spiego che studio archeologia della Palestina e loro mi guardano, orgogliosi: chiedo se sanno che posto è quello dove stanno giocando, mi rispondono “al-Athar”, Archeologia. Glielo hanno detto i genitori, loro lo hanno raccontato alla maestra e uno di loro dice che ha preso un bel voto. E’ bellissimo vedere questi ragazzini, la prossima generazione palestinese, orgogliosi del proprio passato, commossi “sol per lo dolce suon de la sua terra”.

Ci facciamo una foto, sorridendo. Per me è troppo caldo per mettermi a giocare a pallone. In una casa, l’unica sulla sommità del Tell, la mamma di uno dei bambini sta facendo in pane nel Taboun, il forno tradizionale scavato nella terra.

Il pane del Taboun sa di cenere, ha una gusto antico, direi quasi ancestrale, anche perché il metodo con cui si costruisce questo forno è vecchio di qualche migliaio di anni.

Purtroppo stavolta non possiamo aspettare che il pane sia cotto, devo rimettermi in cammino.

Idna è in provincia di Hebron…mi chiedo se quei bambini, che ora avranno dieci anni, sono al sicuro e se la loro mamma prepara ancora il pane: dal 12 Giugno la zona di Hebron è chiusa, in alcuni punti sono interrotte anche le comunicazioni tra un villaggio e l’altro. Tra poco ci sarà il problema dell’approvvigionamento di cibo e soprattutto di acqua, perché arriva l’estate, l’acqua delle cisterne spesso non è potabile e i Palestinesi non possono scavare pozzi per intercettare le falde acquifere in area C. Così in estate, anche in condizioni meno critiche di quelle di questi giorni, nella zona di Hebron, ma non solo, non c’è acqua per irrigare i campi e gli orti e la frutta si secca prima di essere matura. Non c’è acqua per gli animali e anche quella per gli esseri umani è poca.

Io non dimentico il sorriso dei bambini di Idna che giocano a pallone su uno strato di ceramica antica…non spegnetelo, non spegnete i loro sogni…OLYMPUS DIGITAL CAMERA

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