Ci sono stata a Balata

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Voci di guerra dalla terra che amo e a cui sento di appartenere (per contorti scherzi dell’anima e forse della genetica).

A Balata hanno arrestato persone. Ho i brividi perché a Balata io ci sono stata.

Balata è il nome del campo profughi alle porte di Nablus, ormai praticamente un quartiere della città. La maggior parte delle famiglie sono originarie di Jaffa.

A Balata c’è un centro culturale con una grande sala che funge da cinema, teatro e spazio ricreativo. E’ gestita da ragazzi, quelli che ho conosciuto non avranno neanche 30 anni. Lavorano per la comunità, insieme alle donne di Balata organizzano doposcuola e attività per i bambini, che sono tanti.

Io quei bambini li ho abbracciati, in un pomeriggio torrido, sembrano secoli fa. Hanno passato ore a chiedermi di fargli fare foto e a scaricarmi la batteria della macchina fotografica mentre ridevano a squarciagola.

A Balata ci sono i murales. Davanti al centro c’è una rosa dipinta, bellissima nella sua semplicità. Vicino c’è uno schizzo di Banxi, che qualche colono durante un’incursione ha imbrattato disegnandoci sopra una stella di David.

A Balata c’è anche il sito archeologico dell’antica Sichem. Il ministero ha realizzato un progetto di community archaeology assieme agli abitanti del campo. Ne è uscito un bellissimo libro di foto e storie.

A Balata hanno arrestato delle persone e io mi domando da tutto il pomeriggio se sono le stesse persone che quel pomeriggio mi hanno accolta come una sorella. E ho i brividi al solo pensiero.

Penso che chi ha rapito quei tre ragazzi Israeliani è un idiota, ma penso davvero che la reazione di Israele sia spropositata e non servirà di certo a ritrovarli. Prego che stiano bene, che non vengano trattati come vengono trattati in queste ore migliaia di Palestinesi.

Prego per i bambini delle mie foto, che possano crescere dimenticando l’orrore che hanno intorno. Stasera non posso fare altro, e mi sento debole, e vorrei urlare.

L’unica cosa che riesco a pensare è “ora basta”.

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3 Responses to Ci sono stata a Balata

  1. In effetti la reazione di Israele è giustificata dal rapimento dei tre coloni, ma è strumentale. E serve apposta a distruggere il tessuto sociale palestinese. Sempre più.

    • marziamerlonghi says:

      Oddio, giustificata insomma…più che altro strumentale: c’è una sproporzione nella reazione leggermente esagerata. Tra l’altro circa 400 persone in detenzione amministrativa (cioè senza accusa e di conseguenza senza processo) non è proprio una cosa da paese democratico. E i tre israeliani ancora non saltano fuori, il Paese con il miglior servizio segreto del mondo non riesce a ritrovare tre ragazzini. Mah.

      • Giustificata nel senso che hanno una giusta causa per agire per ritrovare i coloni, il che comprende fare indagini e arresti. Ma come sempre, il cosiddetto eccesso di autodifesa è strumentale e dimostra che i moventi dietro le azioni israeliani sono disgiunti dalla causa che in apparenza usano per giustificarli. A Israele interessa ritrovare i tre coloni, e presto, e credo facciano di tutto per farlo ma nel frattempo approfittano di questo per scatenare il loro odio razziale, la loro mancanza di rispetto per la vita dei non-ebrei, e così facendo continuano nella loro opera di rendere impossibile uno stato palestinese e anche una semplice vita dignitosa per i palestinesi, che sono un popolo di troppo, che vorrebbero semplicemente eliminare, ma non potendolo sterminare, si limitano a torturarlo quando si ricordano che esistono, come il ricordo di un incubo che ogni tanto ritorna.

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