Flores d’Arcais: alle europee la sinistra si chiama Syriza

“Oggi c’è una sola forza politica di sinistra in Europa e si chiama Syriza. Per questo pensiamo che in Italia alle prossime elezioni europee una lista dei movimenti e della società civile, totalmente autonoma (ed estranea alle forze organizzate del “Partito della sinistra europea”), con Tsipras candidato alla presidenza, potrebbe avere un buon risultato”. Pubblichiamo un’intervista del quotidiano greco “Avgì” (Aurora), molto vicino a Syriza, al direttore di MicroMega.

colloquio con Paolo Flores d’Arcais di Argiris Panagopoulos

In Italia sembra che esista una forte maggioranza a sostegno del governo Letta, al punto che il premier insiste che finirà il suo mandato…

Il governo Letta è debolissimo nel paese perché inviso alla schiacciante maggioranza dei cittadini. È debole anche nelle istituzioni, in parlamento, dal momento che il nuovo segretario del Partito Democratico Matteo Renzi, eletto attraverso le primarie e personaggio di destra “alla Blair” ma fuori dagli schemi tradizionali dei vecchi apparati del partito (è popolare per questo) non ha nessuna intenzione di appoggiare a lungo questo governo.
Il realtà la forza di questo governo è duplice. In primo luogo, non è il governo Letta ma il governo Napolitano, cioè del Presidente della repubblica, che si comporta come un vero e proprio sovrano attribuendosi poteri che la Costituzione non gli dà. In secondo luogo le forze dell’opposizione sono debolissime: l’unica forza di opposizione oggi presente in parlamento è il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, una grande forza politica di massa (rappresenta grosso modo il 25% dei votanti) ma strutturata in modo debolissimo e soprattutto con un gruppo dirigente fatto di due persone, Beppe Grillo e un personaggio molto inquietante, che si chiama Casaleggio. Il M5S ondeggia perciò a seconda degli umori di questi due capi. Insomma, la vera forza di Letta è la debolezza dell’opposizione.

Il governo Letta, o del Presidente della Repubblica, non trova appoggi anche come “longa manus” di Bruxelles e Berlino?

“Longa manus” può essere fuorviante. Diciamo che c’è una strettissima convergenza di interessi fra l’establishment delle istituzioni europee e l’establishment italiano rappresentato da Napolitano e da Letta.
Ma se la gigantesca opposizione che c’è nel paese trovasse modo di avere anche una sua rappresentanza politica parlamentare la situazione cambierebbe radicalmente.

Manca una sinistra di opposizione? Non ha fatto nessun riferimento a SEL.

In Italia – a livello politico organizzato – la sinistra non esiste. Ma non esiste da molti anni. Esiste invece nella società civile. E la distanza e lo scarto tra una sinistra sempre meno esistente nella politica ufficiale e una sinistra sempre più forte nella società civile continua ad aumentare.
Non esiste la sinistra come forza politica perché il PD esiste ma non è più di sinistra. Non aveva più nulla di sinistra con D’Alema e Veltroni, che hanno realizzato una vera mutazione antropologica del partito, rendendolo parte dell’establishment. Con Renzi non potrà essere peggio, ma sarà solo una sostituzione dentro l’establishment.
SEL e gli altri piccoli partiti non contano più nulla. SEL forse (molto forse) supererà lo sbarramento elettorale. Il suo leader Vendola sempre di più si trova implicato in inchieste che ormai stanno distruggendo la sua reputazione. Rifondazione, i Verdi e gli altri gruppi politici non rappresentano nulla. Se non si capisce questo non si capisce la situazione italiana.

Però la sinistra sociale rimane forte e non da oggi…

Quasi trent’anni fa, quando ho fondato “MicroMega” (1986), la chiamavo “sinistra sommersa”. Ma questa sinistra sommersa negli ultimi quindici anni è diventata una sinistra di piazza. In Italia la società civile ha auto-organizzato davvero da sola, senza sindacati e partiti, manifestazioni gigantesche. In quattro persone (ma una era Nanni Moretti, con un peso mediatico molto forte) abbiamo portato a piazza san Giovanni a Roma nel 2002 un milione di persone. Abbiamo fatto da catalizzatori di una voglia di autoorganizzazione che era gigantesca e che è durata svariati mesi. Abbiamo avuto negli anni successive manifestazioni del “popolo viola” e tante altre.

Avete avuto anche le vittorie dei referendum sul nucleare e sull’acqua.

Certo. In Italia da oltre dieci anni c’è una capacità di autoorganizzazione della società civile attraverso personalità diverse e una miriade di associazioni che è gigantesca. Allo stesso tempo questa opposizione civile e sociale non ha rappresentanza politica. I suoi militanti si sentono cittadini orfani di rappresentanza. Tutto questo si può chiamarlo sinistra in senso tradizionale? Non esattamente.
Perché credo che sia qualcosa di più e di diverso dalla sinistra tradizionale. Rifiuta l’idea del partito, e credo con ragione. Perché ha potuto sperimentare che la struttura di partito inevitabilmente in tempi molto rapidi ripropone (magari in forma soft) le degenerazioni dei partiti di establishment. Sa che c’è bisogno di una forma nuova di rappresentanza. Trent’anni fa avevo scritto che dobbiamo passare dalla politica come mestiere alla politica come bricolage. Gli ultimi quindici anni confermano che questa è la vera sfida. Inventare delle forme organizzative anche di rappresentanza che pero facciano meno della politica come professione, che realizzino quasi unicamente la politica come bricolage.
Il Movimento di Beppe Grillo entrerà in crisi, in due o tre anni. Si devono perciò creare le premesse di una nuova forza politica che abbia le virtù del Movimento Cinque Stelle (la politica bricolage) ma non i suoi gravissimi vizi. Altrimenti l’Italia si troverà in una situazione rischiosissima, perché a questo punto ci sarà lo spazio per una proposta eversiva di destra. Ci sono state “zone rosse” che in questi anni hanno visto vittorie elettorali di Berlusconi. Se in Grecia non ci fosse Syriza potrebbe dilagare Alba Dorata.

Che tipo di sinistra o di opposizione dobbiamo costruire?

La parola sinistra rischia di esser equivoca oggi. Paradossalmente non usarla è meno equivoco che usarla. Perché a volte sinistra indica anche l’opposto dei due suoi ideali fondamentali, giustizia e libertà. Noi abbiamo bisogno di una forza politica Giustizia e Libertà (oltretutto era il nome del movimento della Resistenza non comunista, perche antistalianiano). “Sinistra” per qualcuno richiama a volte ai regimi più antioperai che siano esistiti, quelli stalinisti. “Sinistra” ricorda in periodi più recenti il PCI e le sue continue trasformazioni, che sono state una non-opposizione al berlusconismo, che hanno permesso al berlusconismo di fiorire. “Sinistra” ricorda ora i partitini che si definiscono neocomunisti e sono una parodia.

Come si crea lo strumento politico “Giustizia e Libertà”?

Le forze politiche non nascono a tavolino. Nascono se ci sono dei gruppi e delle elite capaci di cogliere le occasioni. Non servono professionisti e burocrati. Con i girotondi abbiamo perduto una occasione. Nanni Moretti pensava che l’area dell’attuale PD fosse ancora recuperabile e lo crede anche ora appoggiandolo. E noi, che non avevamo più questa illusione, non abbiamo avuto il coraggio di dare un seguito organizzato ai girotondi.
Di recente abbiamo perso un’altra occasione con la FIOM, che ha cercato di lanciare con tutti i movimenti della società civile una grande manifestazione. Ma non ha voluto dare alla iniziativa i contenuti coerenti alla situazione. Non ha voluto contrapporsi frontalmente al governo Letta, al PD e al presidente Napolitano. Non si può difendere in modo generico la Costituzione italiana, che in effetti è una delle più avanzate del mondo, ma bisogna indicare chi cerca di distruggerla oggi. Molti movimenti chiedevano che la FIOM facesse la manifestazione con obiettivi politici molto più espliciti dicendo che i nemici della Costituzione oggi non sono solo le destre ma anche Letta, il PD e il presidente Napolitano. Se ci fosse stato questo la manifestazione sarebbe stata gigantesca con effetto di mobilitazione straordinario. E oggi non avremmo moimenti sociali ambigui come il movimento dei Forconi.
Ora abbiamo un’altra occasione con le elezioni europee. Se a maggio ci fossero le elezioni politiche direi che l’unica cosa da fare è votare Beppe Grillo, perche non ci sarebbe spazio reale per una lista nuova di Giustizia e Libertà.
Ma per le elezioni europee si vota con sistema proporzionale puro. Le posizioni di Grillo sull’Europa sono molto ambigue e non è molto credibile.
Con la nuova legge elettorale si può presentare un candidato alla presidenza europea. Per tutti noi che abbiamo partecipato negli ultimi quindici anni a tutti i movimenti possibili di lotta della società civile c’è oggi una sola forza politica di sinistra in Europa e si chiama Syriza (negli altri paesi o non sono di sinistra o non sono “forze”). Per questo pensiamo che una lista rigorosamente della società civile con Tsipras potrebbe avere un buon risultato.
Pensiamo che si possa ipotizzare una lista della società civile, esclusivamente della società civile, che avendo Tsipras come candidato possa essere credibile anche solo nei pochi mesi che abbiamo in avanti e anche in una situazione politica italiana in cui ovviamente le condizioni per una lista nuova sono molto difficili, perché dal punto di vista mediatico tutto ciò che non è contro l’establishment è focalizzata sul nuovo segretario del PD e tutto ciò che è opposizione dal punto di vista mediatico è focalizzata su Beppe Grillo e il suo movimento.
E tuttavia, con le europee si può tentare. Perché questo tentativo abbia un minimo ragionevole di possibilità e non sia destinato già ad una funzione minoritaria ci sono però svariate condizioni. La prima, che Tsipras sia interessato ad essere il candidato di una forza politica della società civile, totalmente autonoma e estranea alle forze organizzate dei partiti della sinistra europea e specialmente dei suoi partitini in Italia.

Syriza, il Partito della Sinistra Europea e i partiti che vi aderiscono hanno un progetto comune per ricostruire l’Europa…

Syriza è una forza. Negli altri paesi i partiti della sinistra non sono una forza. In Italia solo una lista che raccolga esperienze e movimenti della società civile può evitare l’ennesimo fallimento minoritario. Con molti punti del programma del “Partito della sinistra europea” la consonanza può essere molto grande, ma una questione ancora più cruciale è: con quali strumenti? E dal punto di vista degli strumenti (partito, liste, storie ideologiche, rifiuto dei politici di professione) la differenza è enorme.
In Italia, per essere molto espliciti, una qualsiasi lista che poniamo potenzialmente avesse il 10% dei voti se si allea anche con Rifondazione o i Verdi o i Comunisti Italiani prenderebbe il 5%. Una lista autonoma che avesse potenzialmente il 5% dei voti se si allea con Rifondazioni e gli altri prenderebbe il 2%. Oggi allearsi con qualsiasi di questi partitini invece di produrre una somma produce una sottrazione. Perché godono di una credibilità negativa.
La seconda condizione è verificare quante delle personalità che in questi anni sono stati punti di riferimento di queste lotte sono convinte della necessità di una lista autonoma e quanti ancora si illudono che si possa trasformare il PD dall’ interno, che si possa trasformare SEL o far rinascere una specie di lista Ingroia. Bisognerà perciò verificare se almeno un centinaio di persone eminenti nei vari campi, scrittori, filosofi, sociologi, scienziati, personalità del cinema, della musica ecc., condividano la nostra ipotesi.
Se saranno in tanti a pensare che la lista abbia senso e “necessità” dovremmo fare un terzo passo: vedere se tutti i movimenti oggi attivi si riconoscono in un progetto di questo genere. Perché alle volte purtroppo questi movimenti sono molto importanti e molto interessanti ma in taluni loro settori ritengono che la rappresentanza parlamentare non sia una cosa fondamentale. Se ci sarà una convinzione molto diffusa tra questi movimenti della necessità di questa lista si farà il quarto passo: una grande assemblea di tutti.
Per avere una successo e non rappresentare una forza minoritaria e sfondare sarà comunque decisivo il quinto passo, la nascita spontanea di nuovi club e associazioni. Ricordo che quando Occhetto sciolse il PCI, la proposta di una “sinistra dei club” vide la nascita di centinaia di gruppi locali in poche settimane. E con i girotondi stava succedendo lo stesso fenomeno.
Naturalmente, anche così non ci sarebbe certezza di un successo elettorale. Ma correre il rischio sarebbe ragionevole, se davvero si vedesse che nella società civile c’è un spinta dell’opinione pubblica per organizzarsi in gruppi in vista delle elezioni per il Parlamento Europeo che va oltre i militanti organizzati nelle varie lotte come per l’acqua, per i beni comuni, contro la TAV, ecc., e gli intellettuali di riferimento. E ovviamente i militanti anche dei piccoli partiti avrebbero tutto lo spazio per dare il loro contributo nell’impegno elettorale in mille modi. Il problema è che questa lista sia autonoma. Organizzata da questi movimenti della società civile. Si tratta di convincere milioni di persone dell’opinione pubblica. Milioni di persone per le quali Rifondazione Comunista o SEL sono dei marchi negativi e neanche per motivi ideologici.

Forse li considerano come arnesi inutili…

Appartengono ad un’altra era geologica.

Tsipras però è il presidente di un partito politico …

Syriza rappresenta un miracolo. E’ il frutto di un’impresa eccezionale: partire da realtà ideologiche e decisamente minoritarie, rissose, di piccoli gruppi burocratici e di piccole gelosie e inventare il crogiuolo che le ha trasformate. Tsipras e Syriza hanno convinto l’opinione pubblica greca di aver realizzato una entità nuova, non come la somma di tante piccole realtà. Tsipras ha preso dei rottami di ferro e ne ha prodotto acciaio nuovo. In Grecia si è fatta una trasmutazione che è riuscita molto bene. Invece in Germania Die Linke ha perso il momento giusto, perché sono molto ideologici, molto burocratici e sembrano un vecchio ceto politico che ripropone la forma vecchia del partito. In Italia non esistono proprio e il problema non c’è. Naturalmente ci sono alcune migliaia di militanti di questi piccoli partiti, capaci magari di entusiasmo. Ma non sempre l’entusiasmo supera il settarismo ideologico.
In Italia abbiamo un elettorato mobilissimo. Il PCI aveva il suo elettorato. Da quando ero bambino quando andava malissimo prendeva dal 23% al 24%. Nel momento massimo della espansione con Berlinguer è arrivato al 34%. C’era un quarto o un terzo dell’Italia che votava PCI. Poteva cambiare di volta in volta di qualche piccola percentuale. C’era una fedeltà elettorale. In Italia da vent’anni non c’è più la fedeltà elettorale. Due anni fa Grillo prendeva il 3% in varie città. Nel giro di alcuni mesi ha superato il 25%. Ma può tornare al 3% in un momento. E’ questo vale per chiunque.

Il futuro di questa lista dipenderà dal risultato elettorale?

Per andare al parlamento europeo dovremo superare il 4%. Se questa lista prende un risultato intorno al 5% non avrà futuro. Sarà una manifestazione di testimonianza. Se per caso esplode e arriva a percentuali che superano simbolicamente il 10% avrà un futuro. Comunque quello che interessa a tutti noi è impegnarsi in un’azione politica non minoritaria, se riusciamo a crearne le condizioni, e non fare i Nostradamus.

(28 dicembre 2013)

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