Padre Dall’Oglio: due anni passati dal suo sequestro

La gigantografia di padre Paolo Dall'Oglio esposta al Campidoglio, 29 luglio 2015 a Roma. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

La gigantografia di padre Paolo Dall’Oglio esposta al Campidoglio, 29 luglio 2015 a Roma. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Finalmente qualcuno si ricorda di padre Paolo Dall’Oglio a 2 anni dal suo sequestro.

Posted in Autodafé | 2 Comments

Forza maggiore

Tra i film di Cannes, vi sono i francesi premiati dai fratelli Coen, gli italiani (ingiustamente?) trascurati (Garrone, Moretti, Sorrentino) e alcuni film stranieri come… Forza maggiore.

Che vale la pena, anche solo per il tempo che dedica a ricostruire un trauma, una valanga, che ha diviso affettivamente, intellettualmente e fisicamente marito e moglie.

Ci sono varie versioni di un evento? La verità non esiste ma esiste solo la sua narrazione? E’ tutta questione di interpretazione quel che succede? Esiste solo il vissuto personale e non l’oggettività dell’evento?

Il film indaga, cerca di dare una risposta a queste domande. E lo fa con coraggio, con purezza pari al nitore del bianco della neve.

rmaxresdefault

Posted in Autodafé | Leave a comment

Mafi Rabia, “non c’è più primavera”

(di Alberto Savioli) In questi giorni in cui il sito archeologico di Palmira sembra minacciato dall’avanzata dello Stato Islamico, viene reso completamente fruibile un documentario realizzato nel 2009-2010 tra le tribù beduine della Jazeerah siriana e della steppa di Palmira, un territorio ora occupato dalle milizie del Califfato.

1b

“Mafi Rabia” è un’espressione araba che significa letteralmente “non c’è più primavera” (intesa anche come “non c’è più foraggio”) ed è anche il titolo di un documentario montato e diretto da Thomas Turolo su soggetto diretto e curato da Alberto Savioli.

Mafi Rabia, non c’è più primavera è stato girato in Siria tra il 2009 e il 2010, alla vigilia delle “Primavere arabe”, racconta la storia di tribù beduine e la loro vita nel deserto siriano resa difficile da un insieme di fattori umani e ambientali: il sovra-sfruttamento delle risorse idriche, la siccità e nuove abitudini di allevamento. Le riprese sono state realizzate principalmente nella steppa di Palmira, nell’area di Deir ez-Zor e Hassakah ora occupata dallo Stato Islamico, e attorno a Qamishli ora nel Kurdistan siriano chiamato Rojava.

bedu6

Questo insieme di fattori critici ha modificato le migrazioni stagionali e ha impoverito molti beduini costretti ad abbandonare la vita nomade e a sedentarizzarsi nelle periferie delle città.

Assieme a loro migliaia di persone sono scese in piazza nella primavera del 2011, spinte anche dalla povertà e dalla corruzione del governo siriano, temi che ricorrono anche nel documentario come un leitmotiv.

Appare surreale guardare a quel mondo di allora, quando tutto scorreva lentamente con i ritmi della tradizione millenaria dei pastori nomadi, ora quei territori si trovano saldamente nelle mani dello Stato Islamico o sono teatro di scontri tra opposte fazioni.

bedu7

Il titolo allude alla mancanza di foraggio e alla siccità ma è precursore di quanto accaduto, la “Primavera siriana” (nome con il quale si indica la protesta del 2011) è stata soffocata dalla repressione del regime e dalla successiva avanzata dello Stato Islamico, ora possiamo dire parafrasando il titolo che “non c’è più primavera”, anche se rimane la speranza di pace per quelle popolazioni martoriate.

Mafi Rabia è un video-documentario unico nel suo genere, poichè nulla di simile è stato fatto sui beduini siriani; è la vera voce di questo gruppo nomade, liberato da qualsiasi equivoco o qualsiasi rappresentazione forzata.

La guerra ha effettivamente cambiato le reali condizioni di vita in Siria, per questo motivo un documentario simile sarà probabilmente irripetibile.

 * Il link alla versione integrale del documentario sottotitolato in italiano, inglese e francese.

bedu4

Posted in Autodafé | Tagged , , , , | Leave a comment

Quirinale: Amato o Mattarella? … e se fosse D’Alema?

E’ lui l’uomo (uomo… si fa per dire). E’ lui che ci vuole al Quirinale. Massimo D’Alema. Il leader maximo. Chi altri, se non lui, dobbiamo ringraziare per l’Italia di oggi? Berlusconi al governo per quasi vent’anni. Renzi, un clone di Berlusconi, che gli ha preso il posto, sta al timone del Pd, il partito in cui è confluito l’ex PCI. La sinistra, questa brutta parola, finalmente distrutta. La destra, da picchiatrice ed eversiva a farsa in mano a un clown bavoso che racconta barzellette sconce e fa il bunga bunga. La Lega, una “costola della sinistra”, come l’aveva definita il leader maximo, ancora a furoreggiare al nord con un intellettuale di grande finezza come Salvini. Un governo sempre più destra-centro-sinistra, bipartisan, come ha sempre voluto lui, il Massimo, che nelle coalizioni avrebbe tirato dentro tutti, fino alla bocciofila di Gallipoli. E’ il politico bipartisan e al di sopra di ogni parte per eccellenza: nemmeno quando era a capo del PCI riusciva a dire una cosa di sinistra (Moretti docet)! Lui è riuscito a svuotare di ogni contenuto la sinistra, come leader di partito. Ma come presidente del Consiglio (che poi si è suicidato, dimettendosi: riesce anche ad autoannullarsi), e come ministro, si è circondato degli uomini migliori e ha fatto in punta di piedi cose notevoli – di cui gli elettori non si sono accorti: a lui non piace farsi pubblicità, lodarsi. E’, per natura, uomo delle istituzioni, è lì che sa produrre grandi cose: sa far funzionare la contorta macchina repubblicana. E’ lui lo stratega che anni fa ha disegnato questa Italia (involontariamente, che non è consapevole di quel che fa). Solo lui può riuscire a incartarla ancora di più, oggi, questa Italia, solo lui è in grado di gestire l’ingestibile e riuscire a renderlo ancora più incomprensibile ma… forse funzionante. Lui è lo stratega massimo. Lui è capace dell’inimmaginabile. E’ adorato ancora dai militanti più veterocomunisti, che lo considerano la mente più fine che ci sia mai stata a sinistra. Piace anche a Berlusconi e alla destra. Le burocrazie tutte se non lo amano lo rispettano. Gli elettori tutti, di sinistra, centro, destra lo detestano cordialmente… se non lo odiano e non lo considerano un mentecatto. Ecco perché ci vuole lui alla guida dell’Italia, ecco perché è lui che più di ogni altro la rappresenta: ci vuole una catarsi! Questo popolo bue incline solo all’autodileggio e all’autodiffamazione, che passa il tempo a dire che i politici son tutti ladri e mafiosi, e che l’Italia è un paese di corrotti, ha bisogno di un uomo che lo guardi in faccia con il saccente sarcasmo di D’Alema, e che con una smorfia gli risponda: “ma stai zitto, che tu sei come noi politici, se non peggio!”. Ci vuole un uomo antipatico, scontroso, eternamente corrucciato, maledettamente serio, a guidare questa massa di ipocriti cittadini italiani che vorrebbero solo spassarsela (legalmente ma anche no) spargendo fango su tutti. E’ lui l’uomo. Lui solo può prendere in mano la matassa italiana, questo giocattolo che lui per primo ha contribuito a creare, e riuscire a renderla ancora più ingarbugliata fino a… svolgerla! Con lui c’è una chance. Gli altri candidati (li avete visti?) sono dei nani al confronto, sarebbero travolti dall’ingranaggio. Lui parla il linguaggio della burocrazia, delle coalizioni senza senso, del bipartisan, del “io sto contro di te ma anche con te”, lui è riuscito a camminare a braccetto con leader di Hezbollah facendosi odiare ancora oggi dagli ebrei sionisti, pur dichiarandosi equidistante, lui è il il demiurgo insuperabile, che con una sola espressione del suo viso distrugge castelli di parole come un domino. Lui è, incredibile a dirsi, il miglior candidato a Presidente della Repubblica. Credetemi. Lorenzo Galbiati.

—–

Sono ironico o serio? Non lo so nemmeno io. Direi tutte e due. Penso il peggio possibile di D’Alema. Il peggior leader che la sinistra abbia avuto, e senza rivali. Chi gli si avvicina (ma da lontano), come Fassino, era un suo prodotto. E’ il principale responsabile della rovina della sinistra in Italia (benché non il solo, e non da solo). Ma sarei curioso di vederlo al Quirinale. Vorrei non vedere Amato. Forse  preferirei Mattarella a D’Alema, e tra i non papabili gli preferirei mille volte Rodotà, Caselli, la Boldrini pure… una infinità di nomi. Ma tra i nomi che sento circolare non c’è nessuno che preferirei in modo certo a D’Alema, ed è da questa situazione, da questa mia sensazione di disperazione, che è scaturito questo articolo. LG

Posted in Autodafé | 3 Comments

Greta e Vanessa: grazie, e non avete nulla di cui scusarvi, scusate semmai gli italiani, a partire dai giornalisti e dai vari barbari facebook scriventi

Di Amedeo Ricucci – dalla sua pagina facebook, visibilità pubblica

Visto che in Rete ognuno è libero di s/parlare – è come al Bar Sport, non conta la competenza, conta l’irruenza – e visto che in pochi si rendono conto di quanto strumentali siano le polemiche che una certa stampa sta alimentando abilmente sul rapimento e sul riscatto che sarebbe stato pagato per la liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzulo, credo sia giunto il momento di precisare la mia modestissima opinione di “persona informata sui fatti” :
1) E’ vero: Greta & Vanessa hanno fatto una grossa sciocchezza ad andare in Siria così come hanno provato ad andarci loro: a) perché all’epoca – luglio 2014 – nel Nord del Paese non erano affatto garantite le condizioni di sicurezza né per i giornalisti né per gli operatori umanitari; e b) perché nel volontariato internazionale non ci si improvvisa, ci sono regole da rispettare ed il fai-da-te crea solo problemi, a se stessi e a quelli che si vuole aiutare.
2) Detto questo, vanno riconosciute a Greta & Vanessa una nobiltà d’animo, una generosità e un coraggio fuori dal comune. Da tempo, infatti, mentre la stragrande maggioranza degli italiani che oggi le criticano se ne stavano passivi ed indifferenti di fronte a quella che è LA PIU’ GRAVE EMERGENZA UMANITARIA DAL DOPOGUERRA AD OGGI – sono parole dell’ONU e si riferiscono alla tragedia siriana – Greta & Vanessa hanno sentito il dovere morale di fare qualcosa per un popolo che soffre, solo per aver osato ribellarsi a un dittatore sanguinario
3) Nel darsi da fare, Greta & Vanessa sono entrate ovviamente in contatto con diversi membri della comunità italo-siriana, impegnati da tempo nell’invio di aiuti, ambulanze e quant’altro potesse alleviare le sofferenza del popolo siriano. Molti di loro li conosco da tempo – a cominciare dai “bolognesi” Yasser, Maher e il dr.Nabil – e posso rassicurare tutti che non di fondamentalisti islamici si tratta, né tanto meno di terroristi. L’accusa è semplicemente RIDICOLA. Sono tutte persone che hanno aiutato me ed altri giornalisti ad entrare in Siria – fra gli altri: Cristiano Tinazzi ed Elio Colavolpe – ci hanno ospitato nelle loro case e ci hanno protetto. Il tutto non per soldi ma perché l’Italia e il mondo intero sapessero quello che stava succedendo in Siria.
4) E’ ovvio che molti membri della comunità italo-siriana hanno parte delle loro famiglie ancora in Siria. Ed è gente che è stata costretta spesso ad imbracciare un fucile per difendere la propria casa e il proprio villaggio. Non di “terroristi” si tratta, dunque, ma di “partigiani” , che si sono ribellati al dittatore e non hanno avuto altra scelta che combatterlo armi in mano. Le brigate nelle quali combattono sono quasi sempre affiliate all’Esercito Siriano Libero – o almeno lo erano nel 2012, nel 2013 e per buona parte del 2014 . – e si sono opposte spesso e volentieri all’Isis pagando anche un duro prezzo, in termini di morti e feriti.
5) Non mi scandalizzo né mi indigno all’idea che sia stato pagato un riscatto per liberare Greta & Vanessa (oppure me e i miei compagni di sventura). Sono infatti d’accordo con il ministro Paolo Gentiloni e dico che “UN GRANDE PAESE SI IMPEGNA A LIBERARE I PROPRI CITTADINI SEQUESTRATI”. Trovo che sia una scelta di “civiltà” e trovo invece ipocrita la linea della “fermezza” che adottano Stati Uniti E Gran Bretagna, visto che entrambi questi Paesi trattano lo stesso con i terroristi, organizzando ad esempio scambi scandalosi di ostaggi – l’ultimo in Afghanistan: 5 capi talebani in cambio di 1 ostaggio americano.
6) La macchina del fango che una certa stampa ha lanciato a tutta velocità contro Greta & Vanessa non trova affatto una ragione nel tentativo di fare chiarezza sulla vicenda – il che sarebbe del tutto legittimo – ma serve ad alimentare l’islamofobia crescente, rinfocolata dalle stragi di Parigi, e la campagna ad essa correlata contro gli immigrati. Serve cioè a saldare l’equazione MUSULMANO=FONDAMENTALISTA=TERRORISTA.

Posted in Autodafé | Leave a comment

Happy Xmas

Posted in Autodafé | Leave a comment

Le emozioni: un’analisi del film Will Hunting n. 2

Emozioni. Un’altra mia riflessione su Will Hunting. 

In questa scena, Robin Williams fa vedere come si cambia canale di comunicazione. Porta Will in un ambiente naturale, al posto dello studio, per staccare il canale della razionalità e risvegliare le sue sensazioni. Will è tutto testa, ed è molto colto, fa ragionamenti che inchiodano le persone, ma lo psicologo gli dimostra che non ha nessuna comprensione emotiva di quel che dice. Will cita libri, fa analisi, ma non sa di cosa parla, non lo ha sperimentato. E Robin Williams allora gli mette davanti un prato e un fiume e gli spiattella in faccia che non ha mai vissuto il canale delle emozioni (la morte di un amico), delle sensazioni (che odore c’è nella Cappella Sistina?), del sentimento (l’amore per una donna). Gli dice:”Non c’è niente che possa imparare da te che non possa leggere in qualche libro… a meno che tu mi parli di te stesso, allora mi affascina, ci sto… ma tu sei terrorizzato all’idea, non è vero?” E cosa c’è di più vero? Quel che più possiamo imparare dagli altri sono loro stessi, la loro esperienza, i loro vissuti emotivi.

Posted in Autodafé | Leave a comment

Le emozioni: un’analisi del film Will Hunting

Le emozioni. Una mia riflessione su alcune scene del film Will Hunting con Matt Damon e Robin Williams. Ho visto e rivisto quel film, uno dei miei preferiti, perché descrive molto bene i meccanismi delle emozioni. Una prima scena, che vorrei interpretare, è quella in cui Will è con la sua ragazza. La potete vedere qui.  Lei vuole partire con lui per la California, gli fa una proposta d’amore. Will si difende, ha paura, le dice se è sicura, le chiede se poi lo abbandonerà. Lei gli dice che lui si nasconde vivendo nel suo mondo, e ha paura di cambiare. Lui allora si arrabbia. Will è orfano, ed è stato picchiato dal padre adottivo fino a spegnergli le sigarette addosso e ad accoltellarlo; si inventa di avere una dozzina di fratelli per nascondere la sua condizione familiare. Lei è una studentessa di Harvard, di buona famiglia e Will le rinfaccia i suoi soldi e di essere una chic che si vuol fare una sveltina con uno dei bassifondi, e in questo modo dimostra la sua scarsa autostima, che proietta su di lei. Le si sente incompresa, non vista, e reagisce con una sana rabbia per affermare se stessa, senza giudicarlo. Poi si propone di nuovo in positivo, le dice che lo ama, pur avendo paura, lo invita ad affrontare la sua paura, che invece lui non vuole ammettere. Gli dice di mettersi in gioco, di non mentirle sulla sua famiglia. Allora lui subito si blocca. Poi le dice con rabbia crescente che lei non vuole sentire la verità, non vuole sapere che è orfano e che il padre adottivo lo picchiava, che il taglio che ha sulla pancia non è per l’appendicite ma perché è stato accoltellato dal genitore. Glielo dice con rabbia, perché non è capace di prendere contatto con la sofferenza che questo gli provoca. Perché si vergogna e teme di essere giudicato male, come se fossero colpa sua le violenze che ha subito. Glielo dice con rabbia, dicendole di non prenderlo per il culo, per scacciare la paura e non sentire la sofferenza. Lei come reagisce? Avrebbe potuto reagire in modo ego-centrato con rabbia: “hei, non prendertela con me, io non c’entro!”; e lui si sarebbe sentito rifiutato e sarebbe fuggito. Oppure lei avrebbe potuto reagire in modo ego-centrato con la paura: “non urlare, sei pazzo? cosa vuoi farmi? vattene via, mi fai paura!”; e lui se ne sarebbe andato perché rifiutato. Ma lei non è egocentrata, forse ha paura, ma resta nella relazione, gli si avvicina e gli dice: “questo io non lo sapevo” e inizia a piangere perché sente la sofferenza di Will… lei è empatica, che dono gli sta facendo. Ma Will è ancora tutto centrato sulla rabbia, non le crede, le sue energie sono tutte sulle sue resistenze, ha costruito una torre intorno a sé per difendersi dalla sofferenza dei suoi traumi e non si fida di lei, e allora reagisce con più rabbia, dà un pugno contro il muro quando lei gli si pone di fronte, ma lei non si impaurisce, piange, e continua sul canale emotivo dell’empatia, le dice “Ti amo”, lei fa di tutto per sbloccarlo, ma lui, allora, freddo, le risponde: “Io non ti amo” e se ne va. Will rifiuta il canale cinestesico, e resta bloccato, le sue uniche energie sono sul difendersi dalle emozioni, gli unici suoi canali aperti sono la razionalità e la rabbia, con la quale respinge sia la paura sia la tristezza e quindi non vive la fiducia, non si apre, non si mostra vulnerabile, con condivide la sofferenza. Rifiuta l’intimità. Ecco quel che ci vedo io. Una scena davvero commovente, e non è l’unica. Lorenzo Galbiati

Posted in Autodafé | Leave a comment